La voce dei senza voce: il cuore di Una marina di libri 2026
C’è un filo invisibile che attraversa l’edizione 2026 di Una marina di libri, e quel filo è la voce. Non una voce qualsiasi, ma quella che spesso non trova spazio: marginale, dimenticata, sommersa.
Il tema scelto per questa edizione, “La voce dei senza voce”, nasce da un’urgenza precisa: interrogarsi su chi racconta il mondo e su chi, invece, resta escluso dal racconto.
Viviamo in un tempo in cui la parola è ovunque, ma non tutte le parole hanno lo stesso peso. Alcune si impongono, altre vengono ignorate. Alcune costruiscono immaginari condivisi, altre restano ai margini, senza ascolto. È proprio in questo spazio che il festival decide di collocarsi.
Dare spazio alle storie che non trovano spazio
Il programma si costruisce come un attraversamento di queste voci:
- voci migranti
- voci femminili e dissidenti
- voci dell’infanzia e dell’adolescenza
- voci dei territori periferici
- voci della memoria e della resistenza
La letteratura, in questo senso, diventa uno strumento politico nel senso più ampio: uno spazio in cui rendere visibile ciò che spesso resta invisibile.
Un festival come dispositivo di ascolto
Non si tratta solo di “dare parola”, ma di costruire condizioni di ascolto reale.
Per questo, accanto agli incontri con autori e autrici, il festival rafforza:
- i momenti di confronto pubblico
- i laboratori partecipativi
- le attività per bambini e ragazzi
- le collaborazioni con scuole, associazioni e realtà del territorio
Una marina di libri si configura così non solo come una fiera editoriale, ma come un dispositivo culturale aperto, capace di mettere in relazione mondi diversi.
La voce come responsabilità
Scegliere questo tema significa anche assumersi una responsabilità: quella di non semplificare, di non spettacolarizzare, di non ridurre la complessità a slogan.
La sfida è costruire uno spazio in cui le voci possano emergere nella loro autenticità, senza mediazioni forzate, e in cui il pubblico possa esercitare un ascolto attivo.
Perché, in fondo, la domanda che attraversa questa edizione è semplice e radicale:
chi ha diritto di essere ascoltato?
